Il bilancio del mandato amministrativo che vi presentiamo in queste pagine racconta di una città e di una comunità molto cambiate. Sono cambiamenti prodotti dal più ampio contesto entro il quale è trascorso il decennio, per la nostra città come per le altre del nostro paese. E sono cambiamenti prodotti dalla nostra azione di governo, con la quale abbiamo cercato di coniugare continuità con il passato e innovazione verso il futuro.

Questi anni di cambiamento coincidono con la crisi economica e sociale più drammatica dal secondo dopoguerra.

Dal 2009 hanno chiuso i battenti quasi 900 unità produttive, il tasso di disoccupazione è quasi al 6%, tre volte il tasso del 2008, per i giovani è oltre il 26%, due volte il dato 2008. Sono cresciuti gli iscritti alle liste di collocamento, è aumentato il ricorso alla cassa integrazione e il reddito pro-capite è diminuito del 21%.

Reggio Emilia conta, oggi, più di 172 mila persone; eravamo poco più di 155 mila nel 2004. Il 20% ha più di 65 anni e quasi altrettanta proviene da un paese straniero. Il 40% della famiglie è costituita da una sola persona e il 9% da un solo genitore.

In questi stessi anni, le risorse per governare la comunità e per fare fronte alla crisi sono state decurtate in modo significativo: l’impatto della riduzione dei trasferimenti statali sul Comune di Reggio Emilia dal 2011 a oggi è stato di poco inferiore ai 25 milioni di euro.

Insomma, in un lasso di tempo brevissimo,in pochi anni, la nostra realtà è cambiata, i nostri tradizionali riferimenti e punti di forza sono stati messi a dura prova, le strade consolidate sono sembrate insufficienti per reggere l’onda d’urto.

In particolare la crisi ha condizionato più di una scelta e ha imposto alcune rinunce, facendoci rinviare qualche progetto importante ma non ha fermato la nostra progettualità, la nostra determinazione, il coraggio di fare scelte fortemente innovative, la capacità di reperire risorse umane e finanziarie e di stringere alleanze pubblico-privato in diversi settori. Insomma, non ha cancellato la possibilità, che si è trasformata in fatti, di ottenere risultati; non ha impedito di vincere o quanto meno di intraprendere e vivere insieme, come città, come comunità, gran parte delle sfide che ci eravamo prospettati.

Le sfide intraprese hanno riguardato, in primo luogo, costruire le condizioni per un progetto di rilancio e crescita della nostra città su un Modello economico in grado di vincere la sfida della globalizzazione e creare nuova occupazione, basato sull’Economia della conoscenza, sul consolidamento e lo sviluppo sostenibile ed innovativo delle competenze distintive del territorio: l’Educazione, la Meccatronica, le Energie rinnovabili nell’ambito della Green economy, l’Agroalimentare e i Servizi.

In secondo luogo, ci siamo impegnati a realizzare un progetto di Comunità. Volevamo costruire una comunità inclusiva e solidale, consolidando e diffondendo un approccio al welfare basato sul concetto di responsabilità e impegno da parte di tutti; abbiamo immaginato di dare corpo a una comunità educante, impegnata a mettere in campo un nuovo progetto educativo di qualità per tutte le età della vita. Abbiamo considerato rilevante un approccio educativo anche per le politiche culturali perché in un qualunque progetto di città la cultura ha un ruolo centrale nel rifondare stili di vita, socialità e consapevolezza civica.

Infine abbiamo modificato il tradizionale approccio al territorio mettendo al centro la dimensione strategica della sostenibilità: il territorio è una risorsa da tutelare, è una infrastruttura da integrare nel progetto stesso di comunità se vogliamo fare in modo che le città tornino ad essere contesti di qualità per la vita delle persone.

Per realizzare questa idea di città, la città delle persone, in grado di reggere le sfide aperte dal nuovo millennio e dare nuove speranze per il futuro, a noi e ai nostri figli, avevamo bisogno di due condizioni fondamentali: da una parte dare corpo a un’amministrazione flessibile e dinamica, competente e imprenditiva e, dall’altra, rigenerare il capitale sociale della nostra comunità, attraverso azioni di cittadinanza attiva e partecipazione consapevole, solidarietà e capacità di stimolare la nostra stessa azione di governo.

Perché sapevamo che i reggiani sono capaci di questo. E perché oggi le grandi sfide si vincono solo dove gli attori hanno un comune impegno, dove amministratori e cittadini, imprese e associazioni si sentono parte in causa del loro destino e del loro bene comune.

 

Il progetto di innovazione

abbiamo condiviso l’idea e la necessità di accettare la sfida della competizione tra città e territori attraverso l’ideazione e il coordinamento di un processo di governance territoriale, convinti che soltanto un tessuto produttivo che funziona può attrarre lavoro e investimenti e, di conseguenza, mantenere l’alto livello di welfare, di coesione sociale, di dinamismo culturale e di qualità ambientale e urbana

Per consentire alla città di mantenere gli elevati livelli di qualità della vita che ne hanno contraddistinto la storia recente abbiamo contribuito a gestire e attenuare gli effetti della crisi e, nello stesso tempo, abbiamo puntato alla condivisione e alla crescita di nuove politiche di sviluppo economico.

Consapevoli del nostro ruolo e delle nostre responsabilità, abbiamo condiviso l’idea e la necessità di accettare la sfida della competizione tra città e territori attraverso l’ideazione e il coordinamento di un processo di governance territoriale, convinti che soltanto un tessuto produttivo che funziona può attrarre lavoro e investimenti e, di conseguenza, mantenere l’alto livello di welfare, di coesione sociale, di dinamismo culturale e di qualità ambientale e urbana che ha contraddistinto Reggio Emilia negli ultimi decenni.

Il nostro compito è stato quello di supportare e dare nuovo impulso all’azione e al ruolo dei soggetti tradizionalmente protagonisti dei processi economici – Pubblica Amministrazione, Imprese e Centri di ricerca/Università – riallineando il sistema locale al progressivo caratterizzarsi dell’economia contemporanea quale economia basata fortemente sulla “conoscenza”, in cui i processi di innovazione che procedono per interazioni e interdipendenze multiple tra ricerca, invenzione, sviluppo e produzione diventano i fattori determinanti su cui fondare la capacità competitiva di un territorio.

A Reggio Emilia la chiave di volta di questo processo è il Progetto Area Nord, che individua l’area nord della città come la principale risorsa su cui impostare l’infrastrutturazione a servizio del nuovo modello di sviluppo economico e sostenibile, fondato sullo sviluppo delle nostre principali competenze economiche distintive: l’educazione, la meccatronica, l’energia e l’edilizia sostenibili, l’agroalimentare e i servizi.

Iniziato nel 2010, questo percorso condiviso di pianificazione strategico-territoriale sul futuro di Reggio Emilia si è basato su un’idea ben precisa: l’economia della conoscenza è il fattore di successo per lo sviluppo economico della nostra città e del nostro territorio che, oggi più che mai, deve investire sull’innovazione, attraverso i processi di internazionalizzazione, la condivisione della conoscenza, la valorizzazione dei talenti creativi e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, il sistema delle imprese e la comunità.

Parallelamente, abbiamo investito su politiche di marketing territoriale facendo leva sul nostro centro storico non solo come cuore della città, ma anche nella sua dimensione economica di centro commerciale naturale. All’identità e alle nostre tradizioni abbiamo aggiunto una nuova immagine di città aperta alla contemporaneità e con una visione internazionale, che ha trovato in Fotografia Europea il momento di massima rappresentazione e che troverà in Expo 2015 la prossima tappa.

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Competitività e sviluppo

L’economia contemporanea si caratterizza progressivamente come un‘economia fortemente basata sulla “conoscenza” in cui l’interazione costante tra istituzioni di governo, università e imprese è la chiave di volta…

Promozione del territorio

Promozione del territorio

La promozione della città e delle sue eccellenze rappresenta un fattore importante per l’innovazione e lo sviluppo del nostro modello economico: far conoscere e valorizzare la nostra città in Italia e nel mondo…

Stazione mediopadana

Tempi di vita e di lavoro

Il termine conciliazione è oggi sicuramente una delle parole chiave delle politiche nazionali ed europee e si colloca all’intersezione delle politiche del lavoro e delle pari opportunità…

Il progetto di comunità

La città delle persone che abbiamo realizzato in questi anni rappresenta un nuovo approccio a nuove sfide ma attinge da quella tradizionale capacità che la nostra comunità, aperta e inclusiva, ha sempre garantito a tutti: la cura delle persone.

Il nostro progetto di comunità ha messo al centro le persone.

Per loro, per tutte le persone che vivono nella nostra città, abbiamo pensato a una comunità inclusiva, diffusiva di opportunità, educante e che garantisse accesso alla conoscenza: erano e restano, per noi, i fattori critici di successo per superare l’individualismo e la paura, l’arroccamento nel proprio localismo e la perdita di tensione ideale verso l’interesse generale e la dimensione comunitaria, in grado di dare identità proprio nel momento in cui si misura e si confronta con le diversità.

Una comunità inclusiva è, prima di tutto, una comunità che si occupa di tutti, a partire dalle fasce deboli e da coloro che sono in difficoltà. La nostra è una terra storicamente attenta al welfare, come strumento di redistribuzione e riequilibrio delle diseguaglianze ma, come per il modello economico, avevamo bisogno di aggiornare anche in questo ambito il nostro approccio tradizionale. Avevamo bisogno, in particolare, di aprire il tema della tutela sociale a tutte le forze, le risorse e le competenze presenti nella comunità per fare fronte a una domanda non tanto e solo in crescita ma, soprattutto, diversificata e in costante evoluzione. Avevamo bisogno di quello che abbiamo chiamato il welfare di comunità, come welfare delle responsabilità diffuse, delle responsabilità sociali nel senso più ampio del termine.

La nostra ha voluto essere una comunità inclusiva anche in riferimento a ciò che appare diverso. Il nostro è un modo a più voci, sempre meno uniforme e sempre più denso di significati diversi perché diverse sono le culture che li interpretano. Un modello di relazioni sociali basati sul localismo stretto e l’omogeneità di confronti non solo è un modello superato ma è anche un mondo povero di punti di vista e perciò debole proprio sul piano delle conoscenze e del senso di sicurezza che solo lo stare insieme può garantire.

Un progetto di comunità si costruisce solo se torniamo a dare centralità al progetto educativo. Si tratta di mantenere, a Reggio Emilia, l’eccellenza educativa raggiunta e riconosciuta a livello internazionale, estendendola a tutte le fasce di età e a tutti i contesti, da quello della scuola a quello dello sport, da quello delle istituzioni culturali all’associazionismo formale e informale. A fronte della crisi delle agenzie educative e formative storicamente riconosciute, volevamo allargare il raggio d’azione e pensare in termini di città educante, cioè di una città capace di riconoscere e promuovere per tutti il diritto all’educazione permanente e alla conoscenza.

In questo quadro, per finire, diventa rilevante il senso delle politiche culturali. Si tratta di attuare strategie in cui cultura e formazione siano strettamente connesse e interconnesse. Nella città delle persone la cultura deve essere un’opportunità essenziale per condividere lo spazio valoriale e identitario della città in cui si abita e della comunità di cui si fa parte. Se da una parte essa è un mezzo per costruire socialità, dall’altra ha una potente forza simbolica in termini di veicolo dei principi fondativi di cittadinanza, di riflessione personale e di stili di vita.

La città delle persone che abbiamo realizzato in questi anni rappresenta un nuovo approccio a nuove sfide ma attinge da quella tradizionale capacità che la nostra comunità, aperta e inclusiva, ha sempre garantito a tutti: la cura delle persone.
Quella capacità, quella del prendersi cura delle persone come dello spazio pubblico o dei beni comuni, che ha sempre identificato e identifica ancor oggi il nostro essere una comunità che sa farsi carico di tutti.

welfare di comunità

Welfare

Negli ultimi vent’anni, il nostro Comune è stato soggetto a profondi mutamenti socio-demografici che hanno iniziato a trasformare la fisionomia della comunità locale e a porre sfide inedite ai bisogni sociali…

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Coesione sociale

Il fenomeno immigratorio è stato, per la nostra città, un fattore rilevante nelle dinamiche socio-demografiche dell’ultimo decennio…

sicurezza

Sicurezza

Reggio ha saputo mettere in campo efficaci politiche di sicurezza, riuscendo ad accrescere la fiducia dei cittadini e anche ad aumentare il grado di percezione relativamente alla sicurezza personale…

educazione

Educazione

L’investimento sull’educazione, la formazione e la conoscenza, da sempre tratto distintivo delle politiche e della qualità dei servizi alla persona delle amministrazioni reggiane, ha conosciuto un ulteriore sviluppo nell’ultimo decennio.

la cultura

Cultura

Le politiche culturali hanno assunto un ruolo fondamentale per la realizzazione della nostra idea di città perché la cultura è la risorsa creativa per eccellenza di una città contemporanea e sempre più europea come vuole diventare Reggio Emilia.

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Sport

Investire nello sport significa investire nell’educazione, nel dialogo intergenerazionale, nella coesione sociale, nel benessere dell’individuo e della collettività, nella salute delle persone.

Il progetto di territorio

la città che guarda al futuro è una città che non consuma ma rigenera il proprio territorio, secondo criteri di equilibrio e sostenibilità

La crisi del vecchio modello economico con la sua trasformazione nella nuova prospettiva dell’economia della conoscenza ha voluto dire, per noi, determinare un radicale cambio di passo anche nelle politiche territoriali.

Nel vecchio paradigma le politiche urbanistiche dettavano le scelte e il governo delle trasformazioni del territorio orientando lo sviluppo economico in una unica direzione quantitativa e su modelli di business consolidati. In questo modo è stato possibile dare impulso all’economia edilizia locale, favorire insediamenti produttivi, attrarre nuova manodopera e recuperare ingenti risorse per gli investimenti pubblici, tramite le entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione e costruzione.

Nel lungo periodo e di fronte all’incalzare della crisi questo circolo virtuoso ha mostrato il fianco: da un lato non solo il settore delle costruzioni è entrato in crisi, producendo invenduto e disoccupazione, ma anche il sistema produttivo, poco incline all’innovazione, ha rallentato, generando pressione sul sistema di welfare; dall’altro lato il vecchio modello ha reso evidenti gli impatti negativi sul versante dell’armonia urbana, dello spazio pubblico, del consumo di territorio, del paesaggio, ma anche dei legami di comunità e del sistema di relazioni. In particolare, i rapporti tradizionali tra le componenti territoriali della città sono entrati in crisi: il centro si è svuotato, la periferia si è dilatata a dismisura, le frazioni hanno perduto la propria identità storica; in generale, si è perso l’equilibrio fra spazi pubblici, servizi e abitazioni; il sistema delle infrastrutture di mobilità ha dovuto baricentrarsi sulla mobilità privata che, a sua volta, ha potenziato l’effetto congestione anche in centri medio piccoli come la nostra città; la terra è diventata bene di consumo, non risorsa da tutelare.

Da tutto questo siamo ripartiti con il Piano Strutturale Comunale (PSC) per dare a Reggio Emilia un nuovo progetto territoriale.

In primo luogo abbiamo invertito il rapporto tra urbanistica, strategie di sviluppo e modello di coesione sociale: come nelle città del futuro, pensate sul modello europeo, abbiamo rovesciato i termini della questione fondando le coordinate per le pratiche urbanistiche a partire dal modello di sviluppo economico, dalle condizioni del welfare e dalle compatibilità ambientali. Infatti il nostro progetto territoriale è nato al servizio dell’economia della conoscenza, individuando nell’area nord della città e nelle sue dotazioni infrastrutturali le condizioni per il rilancio del nostro modello economico e delle competenze distintive della città.

In secondo luogo abbiamo definito che la città che guarda al futuro è una città che non consuma ma rigenera il proprio territorio, secondo criteri di equilibrio e sostenibilità. In questo senso il Piano Strutturale Comunale ha posto con chiarezza il passaggio definitivo dal modello dello sviluppo quantitativo a quello dello sviluppo qualitativo della città, attraverso pratiche di rigenerazione dell’esistente volte a contenere l’espansione, a ridare significato alle parti della città che avevano perduto identità, a favorire percorsi di sviluppo locale in sintonia con le condizioni di sostenibilità ambientale, a ridare fiato e corpo alla città pubblica come sistema di luoghi per lo sviluppo della socialità e delle relazioni, della vivibilità e del senso di appartenenza della comunità a sé stessa e alla sua terra.

È impossibile pensare alla forma urbana senza pensare all’idea di città e di comunità che vogliamo, al futuro delle persone che la abitano, all’importanza della nostra quotidianità, capace di meravigliarci anche nei suoi momenti più consueti (Graziano Delrio)

mobilità
Mobilità

Reggio Emilia è una città di medie dimensioni in cui il 64% circa degli spostamenti avviene con mezzi privati motorizzati (auto+moto) e il 10% a piedi; l’uso della bicicletta, pur essendo passato dal 15% del 2007 al 18% del 2012, resta ancora largamente minoritario…

ambiente
Ambiente

«Lo sviluppo sostenibile soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»…

Qualità urbana
Qualità Urbana

Il disegno di città predisposto dal Piano Strutturale Comunale prevede di intervenire su tre nuove grandezze territoriali che rappresentano altrettante dimensioni identitarie della città…

Il progetto di cittadinanza

Tutti i risultati che abbiamo raggiunto negli ultimi dieci anni derivano non solo dalle scelte operate dalle istituzioni ma anche dai comportamenti, dalle idee, dai progetti e dalle azioni concrete portate avanti dal basso, da ciascun cittadino reggiano e dalla moltitudine di associazioni che ne esprimono gli interessi, le competenze e le forme di solidarietà.

Un aspetto qualificante e fondativo della nostra comunità è rimasto, nel variare delle fasi storiche e al di là della crisi, quello che gli studiosi chiamano capitale sociale: quell’insieme di relazioni caratterizzate dalla fiducia reciproca e dalla condivisione di diritti e doveri che ha fatto della nostra città una comunità solidale e aperta, capace di civismo e partecipazione, industriosa nella dimensione privata quanto in quella collettiva e comunitaria.

Al ruolo centrale del capitale sociale si fanno risalire molte delle ragioni che hanno portato il modello emiliano ad essere considerato un modello di successo, anche oltre la dimensione meramente economica.
Il capitale sociale ha tradizionalmente assicurato un rendimento istituzionale superiore alla media, non solo italiana, lo sviluppo delle centrali cooperative e della piccola e media impresa che innervano ancora oggi, nonostante la crisi, il nostro tessuto produttivo, l’auto-organizzazione del sistema di welfare unito a una collaborazione attiva verso la politica, le istituzioni e la società nel suo complesso.
Ma già qualche anno fa, di fronte a noi si è aperta la sfida della rigenerazione del capitale sociale: in un contesto contraddistinto da alcuni campanelli di allarme e con l’affermarsi di un’egemonia culturale fondata sull’individualismo, l’insicurezza, la paura dell’altro, abbiamo rinnovato il nostro impegno per la promozione della dimensione comunitaria e del senso di appartenenza alla comunità. Ci sono sembrate, forse in controtendenza, le nostre migliori caratteristiche, capaci di fare fronte a fenomeni epocali come l’immigrazione e la globalizzazione, la crisi economica e la difficoltà di tenuta del modello di protezione sociale, l’affermarsi dell’ideologia del profitto a scapito della tutela dei beni comuni e dell’interesse generale. Per questo abbiamo rafforzato le azioni di valorizzazione della cittadinanza attiva come espressione dell’interesse generale, abbiamo curato la comunità attraverso le relazioni di prossimità gestite anche grazie alla presenza sui territori delle Circoscrizioni e abbiamo promosso, supportato e amplificato, attraverso i processi partecipativi, tutte le forme di collaborazione per la definizione e la gestione dei programmi dell’Amministrazione. Abbiamo anche gestito azioni per pareggiare le opportunità fra i generi perché una comunità coesa è, anche, una comunità che sa costruire equità riconoscendo le differenze.
Ed è per questo che possiamo dire che tutti i risultati raggiunti dal Comune negli ultimi dieci anni derivano non solo dalle scelte operate dalle istituzioni ma anche dai comportamenti, dalle idee, dai progetti e dalle azioni concrete portate avanti dal basso da ciascun cittadino reggiano e dalla moltitudine di associazioni che ne esprimono gli interessi, le competenze e le forme di solidarietà.

le pari opportunità

Le pari opportunità

Una città che favorisce e sviluppa politiche sulle pari opportunità lavora per reinterpretare il nostro tempo, ricostruire una nuova rappresentazione sociale della realtà, valorizzare le differenze, combattere la violenza e la violazione dei diritti.

il protagonismo dei cittadini

La partecipazione

Siamo chiamati ad aprire nuovi spazi di democrazia, a ricercare nuove modalità di attenuazione dei conflitti sociali al fine di ricomporre gli interessi collettivi delle comunità in un ottica di qualità del vivere e sostenibilità dello sviluppo.

I reggiani, per esempio
I reggiani, per esempio

Una rete strutturata di soggetti che contribuiscono alla co-progettazione delle politiche pubbliche e all’erogazione dei servizi che rispondono ai bisogni della comunità.

 

Il progetto di innovazione in Comune

ci siamo dati obiettivi di efficienza ed efficacia, d’innovazione tecnologica e trasparenza amministrativa, di governo efficace ed efficiente delle diverse aziende partecipate dal Comune, grazie alle quali la nostra amministrazione assicura di coprire la domanda sociale in tutti i settori.

Negli ultimi dieci anni le amministrazioni pubbliche italiane hanno affrontato scenari complessi di cambiamento non solo per effetto di disposizioni di legge e delle politiche di spending review, ma anche in rapporto alle mutate esigenze dei cittadini e delle organizzazioni, profit e no profit, rispetto al governo della comunità. I cittadini, il mondo delle imprese e quello dell’associazionismo si rivolgono sempre più all’ente locale non solo come un produttore efficiente di servizi ma con una domanda maggiore sotto il profilo della mediazione sociale, della capacità di governo complessivo, della rappresentanza istituzionale verso l’esterno per assicurare la soluzione dei problemi e il raggiungimento del benessere generale della comunità.

Il progetto del Comune

Da questa diffusa richiesta, siamo partiti per ridefinire il senso del nostro lavoro sociale: abbiamo cercato di spostare l’asse dalle azioni di government, cioè centrate prevalentemente sull’erogazione di servizi, al ruolo di governance o del soft government per dare impulso ai processi d’innovazione sociale, agli aspetti legati al governo delle relazioni, alla costruzione della rete degli attori d’interesse generale, alla sussidiarietà orizzontale e all’allargamento dell’accesso ai processi decisionali.
Assumendo questo nuovo approccio, abbiamo dato vita a un progetto complessivo di città, impostato nel mandato 2004-2009 e poi condiviso con la comunità degli stakeholder a partire dagli Stati generali del 2009. Nel nostro disegno, basato su una forte interdipendenza tra le diverse politiche economiche, sociali e territoriali, abbiamo assunto il ruolo di imprenditore istituzionale e, da quella prima tappa, sono nate le occasioni di confronto e condivisione delle grandi sfide del mandato, affrontate attraverso i patti cittadini e la messa a punto di programmi basati su politiche integrate per conseguire risultati di comunità.
Per essere all’altezza del compito, abbiamo dato vita a un programma di innovazione organizzativa che ha investito la struttura organizzativa dell’Ente, la dotazione organica e gli strumenti di programmazione e gestione del lavoro amministrativo.
Non abbiamo per questo trascurato gli aspetti legati all’erogazione dei servizi, che consentono ai cittadini di avere accesso al sistema delle opportunità. Nella dimensione specificatamente produttiva della nostra organizzazione, ci siamo dati obiettivi di efficienza ed efficacia, d’innovazione tecnologica e trasparenza amministrativa, di governo efficace ed efficiente delle diverse aziende partecipate dal Comune, grazie alle quali la nostra amministrazione assicura di coprire la domanda sociale in tutti i settori.

innovazione organizzativa

Innovazione organizzativa

In una società a rapida evoluzione e sottoposta a cambiamenti anche di entità epocale, abbiamo dovuto aggiornare il ruolo del Comune e, di conseguenza, le sue principali modalità di intervento e i suoi strumenti di lavoro.

efficienza ed efficacia

Efficienza ed efficacia

Avere una pubblica amministrazione efficace ed efficiente vuole dire saper gestire bene le risorse di cui si dispone per raggiungere gli obiettivi prefissati.

tecnologie e trasparenza

Tecnologie e trasparenza

Un’amministrazione all’altezza delle sfide imposte dal contesto esterno è anche capace di essere vicina alle imprese e ai cittadini. Per noi raggiungere questo obiettivo ha voluto dire mettere in campo scelte precise sia dal punto di vista dell’innovazione tecnologica sia per quanto riguarda la trasparenza e la comunicazione.