I patti di cittadinanza

I patti di cittadinanza come processi di sicurezza partecipata
I centri sociali come luoghi di socializzazione

Torna a Sicurezza

La gestione dei  patti, da quello in zona stazione a quello in via Roma, si sono rilevati uno strumento efficace per avviare un processo di “sicurezza partecipata” capace di coinvolgere i cittadini, le forze economiche e l’associazionismo, mentre il coinvolgimento diretto della scuola e degli studenti reggiani è stata la modalità per tematizzare e promuovere il tema della legalità. A completare il quadro dei contesti di socializzazione per la sicurezza c’è la presenza dei Centri Sociali (ben 26 a cui si aggiungerà nel 2014 il centro sociale di Pieve) che, grazie a dirigenti appassionati e a centinaia di volontari, rappresentano un baluardo a difesa del benessere comunitario, una vera e propria “rete” quotidianamente al servizio dei cittadini.

DirezioneContratti con i cittadini: i patti zona stazione e via Roma

Nelle nostre città, i territori prossimi agli snodi ferroviari e alle stazioni sono diventati zone ad alta densità di problemi: prossime al centro storico, non ancora periferia, hanno subito profonde trasformazioni demografiche. A Reggio, nelle vie che incorniciano la stazione centrale, si sono insediati nuovi abitanti provenienti da tutto il mondo (70% degli abitanti è di origine straniera) ponendo all’attenzione della comunità un inedito catalogo di problemi: degrado urbano, aumento del numero di reati, fenomeni di razzismo, una forte percezione di insicurezza. Nel tempo, anche alcune zone del centro storico sono diventate potenziali luoghi a rischio di degrado.

AmoreggioIl potenziamento delle azioni di polizia e l’installazione di sofisticati dispositivi di video sorveglianza sono stati una parte della risposta che abbiamo prontamente messo in campo. Ma l’originalità del modello reggiano ha aggiunto alla tradizionale tecnologia delle politiche di sicurezza l’ascolto delle proposte e la partecipazione dei cittadini: una sorta di consultazione permanente, di mobilitazione dal basso, degli abitanti, delle associazioni locali, delle organizzazioni del volontariato chiamate tutte insieme alla co-produzione della sicurezza nei territori ritenuti fragili.

Per garantire questa forma di partecipazione e un dialogo definito ed organizzato sono stati elaborati i “patti” come strumento in grado di coinvolgere:

  • cittadini
  • presenze economiche
  • animatori dei quartieri

Il compito è stato quello di elaborare e mantenere una strategia comune in materia di sicurezza, senza sostituirsi al necessario lavoro delle forze dell’ordine.

Implementando questa filosofia e modalità operativa, nel 2009 in zona stazione e nel 2010 in Via Roma, abbiamo sottoscritto con i cittadini i patti che poi hanno cambiato radicalmente i quartieri di riferimento.

DirezioneUno spazio pubblico per tutti: l’esempio di Piazza Domenica Secchi

Lo spazio pubblico è il luogo per eccellenza del vivere insieme, elemento essenziale per il funzionamento e la qualità della vita di una città. Sono un patrimonio collettivo, luoghi di incontri, dialogo e convivialità in cui si mescolano usi pubblici diversi, nonché di arricchimento culturale, dove insiste una correlazione diretta tra la sua progettazione e la sua sicurezza.

Le riflessioni dei cittadini riuniti all’interno del patto locale, organizzate nell’ambito di un percorso condiviso di analisi dei bisogni del territorio, individuarono nell’area compresa tra le vie Sani, Turri e Vecchi -il vecchio parcheggio coperto “lucchetto” – l’elemento di maggiore criticità e portatore di insicurezza e degrado della zona stazione (spazi chiusi, scarsa illuminazione).

Dalle proposte dei cittadini, in dialogo con quelle dei progettisti, abbiamo iniziato un percorso di riqualificazione urbana che ha restituito (2010) al quartiere della stazione una nuova area dedicata alla socialità e al tempo libero intitolata a Domenica Secchi – giovane vittima dell’eccidio delle Officine Reggiane del 1943. L’intervento, per un investimento di 780.000 euro di cui 180mila finanziati dalla Regione, è stato in seguito perfezionato dalla costruzione di posti auto, di una nuova illuminazione e tanti micro interventi destinati al buon decoro della zona.

A tutt’oggi la Piazza ospita manifestazione culturali e di spettacolo (la più nota “167 Contatto”) ed è diventata il luogo identitario e di incontro del quartiere anche grazie all’apertura del “Bar Reggio” (bar analcolico) gestito dalla cooperativa sociale Koinè.

La strategia della riqualificazione dei luoghi e della rigenerazione urbana per la socialità e la sicurezza hanno visto interventi significativi in alcune delle zone critiche del centro storico.
Oltre al “Lucchetto” vi sono state riqualificazioni di via IV novembre, via Emilia Ospizio, via Roma e Gabella, piazza XXIV maggio, parco del Popolo, parco Cervi, parco Santa Maria (via Dante) , parco delle Paulonie (via Paradisi).

DirezioneCentri Sociali Comunali: il pacifico esercito dei nonni

Il primo Centro Sociale del nostro territorio, il Catomes Tot, nasce nel 1973. Nel 2013 ha festeggiato i quarant’anni di apertura, ristrutturando i locali e presentando un programma operativo che intercetta e rende protagonisti i giovani, senza rinunciare alla funzione di servizio per gli anziani. La storia di questa politica pubblica affonda le radici nelle politiche di decentramento attivate dalla giunta Bonazzi sul finire degli anni ’60 quando nacquero i consigli di quartiere.

I centri sociali originano dal “basso” dalla volontà di partecipare dei cittadini, espressione di cooperazione politica, non partitica, forma inedita di cittadinanza attiva che nel tempo si è rafforzata andando a costituire un vero e proprio patrimonio civico cittadino.
Dal primo centro sociale siamo arrivati a contarne 26 e saranno 27 entro la fine del 2014. Abbiamo infatti concluso il percorso amministrativo e progettuale per la costruzione del nuovo Centro Sociale di Pieve.

I nostri centri sociali contano circa diecimila iscritti, centinaia di volontari che ne rendono disponibile le attività a favore della comunità.

In tutti questi anni siamo stati al fianco ai centri sociali, rispettandone l’autonomia cercando di favorire snodi di collaborazione. A tale scopo nel 2012 è stata istituita la Consulta dei Centri Sociali.

Ciò nonostante siamo oramai arrivati ad un punto in cui è necessaria un’innovazione, sia per garantirne un buon funzionamento, sia perché la città e il contesto, sono cambiati. I centri sociali devono incrociare meglio le sfide della città, aprirsi alle nuove culture e ai giovani per diventare luoghi di integrazione e di dialogo tra le generazioni. L’obiettivo è quello di immaginare i centri sociali come luoghi di tutti, motori della discussione, una piazza capace di stimolare una riflessione sulla città, presidio determinante dello sviluppo e della manutenzione del territorio e delle comunità.

Comments are closed.