Un nuovo modello per i servizi sociali

2300 utenti in accoglienza ai Poli di servizio sociale.

Torna a Welfare

Abbiamo lavorato sull’innovazione del modello organizzativo dei servizi sociali attraverso due grandi direzioni di cambiamento:

DirezioneL’articolazione territoriale dei servizi sociali

Il miglioramento e la qualificazione dell’organizzazione dei servizi sociali è stato realizzato mediante l’articolazione territoriale dei Poli di Servizio Sociale per costruire prossimità.
Dal 2010 presso ciascun Polo è stato istituito uno Sportello Sociale che, a tutti gli effetti, è il primo luogo di accesso e accoglienza dei cittadini.

Attività degli sportelli sociali presso i poli

Lo Sportello Sociale offre informazione e orientamento in caso di difficoltà come la cura e la tutela dei figli, l’accudimento di una persona non autosufficiente o con problemi economici e di inserimento sociale. E’ anche il luogo in cui trovare un aiuto per le criticità della vita quotidianaoffrire disponibilità per attività di volontariato. Offre informazioni anche sui servizi erogati da altri sportelli dedicati a problematiche sociali (Azienda USL, Associazioni di volontariato, centri di ascolto, le parrocchie ecc.).

DirezioneIl miglioramento della funzione di governance

 

Ci siamo impegnati a costruire rete sia a livello macro, ovvero con i diversi soggetti del sistema dei servizi e attraverso accordi formali, sia a livello micro, nel quotidiano lavoro degli operatori con i soggetti del territorio. L’obbiettivo era promuovere legami, connessioni e sinergie intorno alle situazioni singole o di gruppo e rendere maggiormente responsabili e protagonisti anche i singoli cittadini. Il lavoro di comunità ha così assunto un’effettiva centralità sia nell’operato dei Servizi Sociali che nella vision che ha sostenuto i grandi processi partecipativi avviati: il Piano Sociale di Zona, il Patto per il Welfare, i Tavoli di Quartiere, le numerose progettazioni innovative, ad esempio sulle tematiche del lavoro e del sovraindebitamento.

Percorsi e progetti avviati


verso un patto per il welfare1. il Patto per il Welfare. Ad oggi – grazie all’importante attività di progettazione svolta dai due gruppi di lavoro a cui hanno preso parte oltre 80 attori del territorio locale – il Patto ha dato vita a una pluralità di progetti che si articolano lungo le tre linee di indirizzo strategico proposte: realizzare nuovi servizi territoriali rivolti a famiglie, bambini, anziani, disabili; favorire lo sviluppo di imprese sociali; diffondere la cultura della responsabilità sociale di impresa;

2. All’interno del Patto del Welfare e sulla scorta di percorsi di innovazione già avviati, abbiamo consolidato le esperienze dei Tavoli di Quartiere. I Tavoli di Quartiere sono luoghi di partecipazione e progettazione che vivono con l’apporto di molteplici attori sociali del pubblico e del terzo settore (cooperazione, associazionismo, volontariato) e che hanno progettato ed attuato molte iniziative sia per gli anziani, sia per i disabili, sia per le famiglie con minori.

 

3. Nel 2013 abbiamo iniziato il percorso per la costruzione del nuovo Piano di Zona per la salute e il benessere sociale che ha capitalizzato, nel suo metodo di progettazione, l’esito dei lavori del Patto per il Welfare e l’esperienza di partecipazione condotta in ormai 10 anni di pianificazione sociosanitaria. L’intero sistema allestito per la programmazione sociale e sociosanitaria verrà coinvolto dunque in questo processo il cui esito atteso dovrebbe vedere un concorso più diretto alla costruzione delle politiche, alla programmazione e progettazione degli interventi e dei servizi da parte anche di organizzazioni del terzo settore e del privato sociale.
Anche il processo di integrazione sociosanitaria ha conosciuto un notevole impulso: si è concluso un processo di lavoro molto intenso che ha consentito di costruire servizi integrati in tutti gli ambiti del lavoro sociale e sociosanitario, orientando anche i servizi sanitari alla prospettiva del lavoro sul territorio, così come per i Poli di Servizio Sociale.

L’esito di queste riprogettazioni e innovazioni organizzative è stata una rinnovata capacità di risposta e tutela sociale che l’Amministrazione ha scelto di concentrare su due grandi obiettivi:
1) garantire l’autosufficienza e la permanenza degli anziani e dei disabili al proprio domicilio il più a lungo possibile, anche attraverso il sostegno e l’aiuto alla famiglia nella cura dei propri cari;
2) tutelare altre forme di fragilità come quelle delle famiglie con minori a rischio, delle donne che subiscono violenza, dei carcerati e degli ex carcerati, di coloro che sono a rischio di devianze e della popolazione nomade.

 

Comments are closed.