Contesto

trend_popolazioneLe dinamiche demografiche

Negli ultimi dieci anni il nostro Comune è stato soggetto a profondi mutamenti socio-demografici che hanno trasformato la fisionomia della comunità locale.

Tra il 2004 e il 2013 la popolazione della nostra città è aumentata di 17.334 unità arrivando a oltre 172.000 abitanti, con un aumento percentuale dell’11,17%.

Se consideriamo che tra il 1950 e il 2000 il trend di crescita era mediamente di 10.000 unità ogni dieci anni, la crescita dell’ultimo decennio è stata quasi il doppio rispetto all’andamento precedente e pari, addirittura, a tre volte la media di crescita della popolazione italiana, che è di poco superiore al 3% ogni decennio (3,3%).

Il tasso di natalità della nostra popolazione è in costante diminuzione (dall’11,37 del 2004 al 10 del 2013).
Il tasso di mortalità (morti ogni 1.000 abitanti) è sostanzialmente rimasto costante (da 9,05 a 9,07).

Il saldo naturale (diff. nati/morti) e il saldo migratorio (diff. immigrati/emigrati) hanno fatto registrare nel 2013 importanti decrementi rispetto al 2004 (- 55% e -118%). Tuttavia, mentre il saldo naturale era già stato in sofferenza, quello migratorio era sempre stato positivo mediamente di quasi 2.000 persone l’anno, a fronte delle 280 in più fatte registrare dalla media annuale dal saldo naturale.

Nel 2013 il perdurare e l’aggravarsi della grave crisi economica ha evidentemente influito non solo sulla scelta delle coppie reggiane di avere dei figli ma anche, per la prima volta negli ultimi 10 anni, ha fatto sì che il numero degli emigrati fosse, superiore a quello degli immigrati.

famiglieLe famiglie

Nel corso dell’ultimo decennio si è trasformato profondamente anche l’aggregato famigliare. Al 31/12/2013 le famiglie sono complessivamente 78.747 (+13,67% rispetto al 2004), ma il dato che colpisce di più è senza dubbio quello delle famiglie monopersonali, ossia quelle formate da un solo individuo: dal 2004 al 2013 sono aumentate di oltre il 27% (da 25.847 a 32.992) ed oggi costituiscono il 42% dell’intera totalità delle famiglie reggiane. Sono in costante aumento anche le famiglie monogenitoriali che registrano un aumento del 31% (oggi sono 7.200, il 9% delle famiglie).

 

La popolazione immigrata

Nell’ultimo decennio a Reggio Emilia il fenomeno migratorio si è acuito al punto da diventare una delle dinamiche demografiche più importanti della nostra città.

immigratiBasti pensare che dal 2004 al 2013 la popolazione straniera residente è aumentata quasi del 109%. Oggi gli stranieri sono oltre 31.000 e rappresentano il 18,2% dell’intera popolazione (in Italia sono il 7,4%).

Tuttavia si sottolinea come la crisi economica abbia affievolito, a partire dal 2009, il flusso di nuovi cittadini contenendo le dinamiche di tipo espansivo fino ad arrivare alla svolta del 2013 quando, per la prima volta, si registra un calo rispetto all’anno precedente.

La popolazione immigrata si concentra maggiormente nelle fasce di età giovanili e produttive (nella classe di età 0/28 anni gli stranieri sono il 26%, nella classe 30/34anni sono il 34%. Nella classe oltre i 65 anni gli stranieri sono il 3% a fronte del 20% di popolazione anziana di origine italiana sul totale dei residenti). Le principali nazionalità di provenienza sono Cina, Albania e Marocco.

La popolazione anziana

Dal 2004 al 2013 la popolazione anziana over 65 è aumentata del 9,6% arrivando a 34.000 unità (oggi è pari al 19,7% della popolazione totale). I cosiddetti ‘grandi anziani’, cioè maggiori di 85 anni, sono aumentati di oltre il 33% (5.700 unità) e sono pari al il 3% della popolazione totale.

I Minori

Al 31/12/2013 i minori (0-17 anni) nella nostra città erano 30.992, a fronte dei 25.590 del 2004. Negli ultimi 10 anni dunque vi è stata una crescita sia in termini assoluti di 5.402 unità che di peso percentuale, dal 16,5% della popolazione nel 2004 al 18% del 2014.

anziani

 

minori

 

Il contesto economico

La crisi economica di questi anni ha avuto un impatto pesante sui dati relativi alla crescita, al volume di affari e al mondo del lavoro.

unita_produttiveLe imprese registrate nella provincia di Reggio Emilia sono passate dalle 58.085 del 2009 alle 57.217 del 2012, quindi con un – 868 unità produttive.

Il calo non riguarda, tuttavia, tutti i settori: il settore più colpito è l’agricoltura, con oltre 700 attività in meno, pari a oltre il 9%; seguono le costruzioni con un meno 456 (pari al 3,4%) e poi il meno 367 (pari al 4,10) dell’attività manifatturiera.

Il saldo negativo dell’agricoltura è compensato dal saldo positivo dei servizi, unico settore in crescita: le imprese dei servizi sono aumentate di 745 unità, pari al 2,80%. Il settore dei servizi rappresenta oggi il 48% della realtà economica reggiana.

I fallimenti, fra il 2009 e il 2013 (settembre) sono stati complessivamente quasi 600 e sono raddoppiati tra il primo e l’ultimo anno.

L’effetto della crisi è visibile anche in rapporto al dato dell‘export reggiano. Se è pur vero infatti che il 2012 segnala un incremento del commercio con l’estero del +1,2%, tuttavia si tratta di un aumento inferiore rispetto alle vicine Parma (+ 3,3%) e Modena (+3,3%) ma anche rispetto a Bologna (+2,1%). In regione la nostra città ha fatto registrare un andamento del commercio con l’estero migliore solo rispetto a Ferrara e Rimini.

Nel 20112 registrano un calo anche le importazioni: dai 3,6 miliardi di euro nel 2011 ai 3,3 del 2012, pari a un -10,4%. Si tratta di un segnale che, per una realtà come quella reggiana che trasforma materie prime di cui non dispone, conferma la progressiva riduzione dei ritmi produttivi.

tasso_disoccupazioneIl tasso di disoccupazione è tornato a crescere arrivando, nel 2013, al 5,9% (Italia 12,2%) con un valore triplo rispetto al 2008 (2,3. %).

Il tasso di disoccupazione giovanile è del 26,3%, raddoppiato rispetto al 12,1% del 2008 (40,0% in Italia).

Al 31.12.2012 gli iscritti alle liste di collocamento nella provincia di Reggio Emilia erano 26.957, contro i 24.238 del 2011 (+ 11%) e i 12.492 del 2007 (+ 11,6%).

Di grande rilievo sono i dati sulla cassa integrazione che è passata dalle oltre 9 milioni di ore concesse nel 2009 alle oltre 11 milioni e mezzo del 2012.

Tra il 2008 e il 2013 il reddito pro-capite è passato dai 33.518 euro ai 26.475, con una perdita di oltre 20 punti (circa 7.000 €).

Gli effetti sul Comune e le risorse

Gli effetti dell’andamento socio-demografico e della crisi hanno determinato una forte pressione sul nostro Comune sia per quanto riguarda quantità e qualità dei servizi alla persona sia per quanto riguarda il sostegno alle situazioni di difficoltà.

Per citare solo alcuni dati, il numero di accessi ai Poli sociali territoriali sono passati dai circa 1.900 del 2007 agli oltre 2.300 del 2012. Dal 2004 ad oggi sono raddoppiati gli studenti disabili presenti nelle scuole dell’obbligo, mentre i bambini che frequentano gli asili nido e le scuole dell’infanzia sono complessivamente 6.600, anche questi aumentati del 14% rispetto al 2004.

I contributi economici erogati dai Servizi sociali sono raddoppiati, dai 550 mila di euro circa del 2006 al milione di euro del 2012, così come sono raddoppiate tra il 2007 e il 2010 le spese per l’assistenza ai minori. Contemporaneamente sono calate le risorse disponibili per finanziare la spesa sociale.

fondo_sociale_localeIl Fondo Sociale Locale, il fondo che finanzia in quota parte la spesa sociale ed è costituito da risorse sia nazionali che regionali, è passato da quasi 48 milioni del 2011 ai 33 milioni e mezzo del 2013 che, per il distretto di Reggio Emilia, ha voluto dire una riduzione delle risorse dai circa 2 milioni e 500 mila del 2011 al 1 milione e 600 mila del 2013. Anche il Fondo Nazionale per la non autosufficienza è calato, passando dai 300 milioni di euro del 2008 a zero già nel 2011.

concessioni_edilizieLe risorse del Comune sono calate anche in altri settori. La volontà di contenere il consumo del suolo e l’edificazione, insieme alla pesante crisi che ha colpito in particolare, come detto, anche il settore edilizio, hanno generato una forte riduzione dei proventi da concessioni edilizie che passano da 24 milioni di € del 2005 a 6,9 milioni del 2013.

trasferimenti_stataliInfine l’impatto dei tagli dei trasferimenti statali sul bilancio del Comune di Reggio Emilia è stato, nell’intervallo tra il 2011 e il 2013, pari a quasi 22 milioni e mezzo di euro, a cui si aggiunge un panorama legislativo in continua evoluzione e con forte impatto sulla capacità di spesa degli enti locali. I vincoli dettati dal patto di stabilità hanno influenzato la capacità di pagamento delle spese di investimento, mentre il decreto Spending Review ha imposto rilevanti tagli alla spesa pubblica (personale, costi della politica, partecipate etc).

Le azioni messe in campo

Le azioni messe in campo dalla nostra amministrazione hanno comunque consentito di mantenere i conti in ordine, i tempi di pagamento inferiori alla media (i tempi di pagamento sono passati da 67 gg a 60 gg a fronte di una media nazionale di 120 gg) e una politica di razionalizzazione “mirata” che ha permesso di agire sui costi della “macchina comunale” salvaguardando i servizi e le fasce più deboli.

Al contempo siamo stati in grado di mantenere i conti in ordine anche per tutto il “gruppo” comunale formato dal sistema partecipate.

Nonostante l’aumento della domanda di governo, soprattutto in riferimento ai servizi, e la riduzione delle risorse disponibili, abbiamo affrontato la situazione cercando di ancorare le nostre scelte ad alcuni punti fermi:

1. mantenere e, ove possibile, potenziare la dotazione di servizi alla persona, in particolare l’offerta pubblica di scuole, biblioteche, impianti sportivi, piste ciclabili, parchi e verde pubblico, occasioni e servizi culturali, opportunità di edilizia pubblica, raccolta rifiuti, livelli di assistenza garantiti dal nostro sistema di welfare;

2. mantenere equità nella pressione tributaria, tutelando in particolare le fasce deboli. Ad esempio per l’Irpef il meccanismo della progressività e la fascia di esenzione fino ai 15.000 € (la più favorevole in regione) hanno garantito tale principio.

3. agire, per recuperare risorse, sulla doppia leva della razionalizzazione/riduzione delle spese e sul potenziamento delle entrate.
Per quanto riguarda le spese vi è stata una progressiva razionalizzazione in tutto il quinquennio (blocco delle assunzioni e del turn-over, forte riduzione dei tempi determinati e dei contratti flessibili,  spese per incarichi passate da 6 ml € nel 2008 a 2,4 ml € nel 2012, dismissione degli affitti, contenimento delle spese trasversali quali gestione calore, pulizie, vestiario etc.).
Inoltre si è lavorato sul potenziamento della leva delle entrate: i finanziamenti da progetti europei e ministeriali superano i 4 milioni e mezzo di euro, le sponsorizzazioni sono in media un milione di euro l’anno, e la task force antievasione ha accertato oltre 5 milioni di € nel 2013.

Grazie a queste scelte siamo certi di avere contribuito a reggere l’onda d’urto della crisi, la capacità di tenuta del nostro sistema complessivo, pubblico e privato e la gestione dei programmi di governo per il governo della comunità.

 

posizionamento

Non a caso possiamo, a fine mandato, essere orgogliosi di posizionarci nella parte alta delle classifiche in diversi ambiti: ad esempio a livello economico il sistema locale fa registrare questi posizionamenti:

  • Reggio Emilia è 7° in Italia per numero di imprenditori sotto i trent’anni;
  • è al posto in Italia per propensione ad investire;
  • è 5° in Italia e 1° in Emilia-Romagna per quota di export sul Pil.

ContestoInoltre, e soprattutto, a livello di qualità della vita Reggio conferma i suoi primati.

Le classifiche annuali del Sole 24 ore, Legambiente – Ecosistema Urbano e Italia Oggi,  pongono Reggio Emilia sempre a livelli di eccellenza nazionale, a testimonianza che, nonostante la sfavorevole e pesante congiuntura, la nostra città resta una città fra le più interessanti dove vivere, lavorare e costruire il proprio progetto di vita.